Visualizzazioni totali

lunedì 30 novembre 2015

Pensioni, vietato sapere quanto prendi Inps: niente soldi per le buste arancioni

Inps, Tito Boeri: "Spediremo solo 150mila buste arancioni"




La farsa delle buste arancioni. Potrebbe essere questo il titolo delle ultime dichiarazioni del presidente dell'Inps Tito Boeri a proposito della simulazione della pensione futura: "Ne manderemo solo una piccola parte, ne spediremo circa 150 mila, entro Natale, perché non ci è stata data l'autorizzazione dai ministeri per superare il vincolo di spesa, la spesa per spedizioni è contingentata".

La retromarcia - Boeri, a margine dell'assemblea nazionale sull'amianto, ha aggiunto che, qualora i fondi vengano sbloccati in sede di legge di stabilità, le rimanenti buste verranno spedite dopo Natale. Il nome "Busta arancione", deriva dalla scelta cromatica utilizzata dal primo Paese, la Svezia, che anni fa ha scelto di spedire a casa dei contribuenti l'importo della pensione futura.

CI TASSANO PURE LE BICICLETTE La folle mossa del Pd sulle due ruote

Proposta Pd: una tassa anche sulle biciclette




L'ultima trovata del Pd è la bici tax, una tassa sulla bicicletta. L'idea è del senatore Pd Marco Filippi, capogruppo in Commissione Lavori pubblici a Palazzo Madama. Riporta il Giornale che nel suo emendamento alla riforma del codice della strada c'è la proposta di applicare questo balzello per le due ruote: "Individuare criteri e modalità d'identificazione delle biciclette nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti", "attraverso un'idonea tariffa per i proprietari".

In sostanza, chiarificano le associazioni dei ciclisti che sono già sul piede di guerra, ci saranno una targa e un bollo da pagare anche per le biciclette. Criticato su Twitter, il senatore del Pd si è poi difeso dicendo di non essere stato capito: "Per favore leggere tutti, l'emendamento è riferito a cicli adibiti a trasporto di merci o persone per attività commerciali: la sicurezza è la priorità!". Ma la spiegazione non sembra convincente dato che parla di "biciclette e veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone". Insomma, tutte le biciclette.

Messi pronto a lasciare Barcellona: "1 milione di euro a settimana". Già in corso la trattativa

Messi pronto a lasciare Barcellona: "Stipendio da 1 milione di euro a settimana", trattativa già in corso




Quando i soldi non sono un problema, perché porsi limiti? Sarà la domanda che si sono fatti gli emiri ammalati di pallone che tra Parigi e Manchester negli ultimi giorni hanno deciso di fare follie pur di avere i due giocatori più forti al mondo nelle proprie squadre. L'ultima offertona è dello sceicco Mansour, proprietario del Manchester City che, secondo quanto riporta il Sun, stanco delle sberle raccolte in questa stagione, ha deciso di dare una svolta al suo club portando in Inghilterra Lionel Messi. Per strapparlo al Barcellona, lo sceicco ha offerto all'argentino uno stipendio da 800mila sterline, circa 1,1 milioni di euro. Solo una settimana fa, il Psg aveva offerto a Cristiano Ronaldo circa 355mila euro a settimana per lasciare il Real Madrid. Ma nel caso dello sceicco Mansour la trattativa sarebbe già partita, con i rappresentanti di Messi che stanno valutando un ingaggio annuale di circa 40 milioni di sterline all'anno, circa 57 milioni di euro, compresi bonus e diritti d'immagine. Messi ha un contratto con il Barcellona fino al 2018 con una clausola rescissoria di 250 milioni di euro. Ma sembra che per lo sceicco la cifra non sarebbe un problema e i catalani potrebbero essere disposti a scendere anche sui 170 milioni.

La MotoGp vendica Valentino Rossi: "cancellati" i due spagnoli. Che succede...

Valentino Rossi, il videogioco ufficiale della MotoGp interamente dedicato al Dottore




Una piccola rivincita, per Valentino Rossi: la software house Milestone, italiana, ha annunciato l'uscita di un videogame interamente dedicato al campione di Tavullia, dagli esordi in 125 fino alle scorribande nel Motor Ranch del suo Paese. Sarà strutturata così la prossima edizione del videogame ufficiale della MotoGp: oltre alla canonica stagione, ci sarà la possibilità di ripercorrere la carriera del Dottore, appena "defraudato" dal decimo titolo di campione del mondo a causa del "biscottone" spagnolo. Valetino Rossi - The Game sarà disponibile a partire da giugno 2016.

All'Isis i soldi degli aiuti ai bambini Orrore italiano: il regalo al Califfo

Isis, l'Italia finanzia il Califfo con i soldi degli aiuti ai bambini


di Franco Bechis 



L’Isis è stata finanziata anche dall’Italia, e nel modo più insospettabile: attraverso le adozioni a distanza di bambini siriani organizzati da una Onlus che aveva aperto un conto in uno dei più importanti istituti di credito nazionali. Lo rivela un documento del Fatf (Financial action task force) inserito nelle cartelline dei partecipanti al recente G20 per spiegare i vari canali di finanziamento ormai accertati dello Stato Islamico. Se gran parte dei flussi finanziari arrivano dalla gestione e dal commercio sottobanco delle riserve di petrolio e gas, e altri importanti dai riscatti ottenuti per i rapimenti soprattutto di facoltosi cittadini iracheni o dal contrabbando di reperti archeologici, il flusso più continuo proveniente dall’estero è proprio quello che arriva dai fondi raccolti da Onlus e organizzazioni di carità.

E una scheda del rapporto che mette in guardia sul sistema di adozioni a distanza, che è stato utilizzato in maniera massiccia dai terroristi islamici, racconta una storia tutta italiana: «Su un conto di una importante banca del Nord Italia aperto da una Onlus per attività di carità fra cui l’adozione a distanza in Siria, sono affluiti versamenti cash e bonifici bancari - la maggiore parte per piccoli importi, inviati da migliaia di persone fisiche e talvolta giuridiche italiane ed europee. Una volta accreditati quei fondi, sono stati inviati in Turchia, dove avrebbero dovuto essere ritirati e impiegati per il loro legittimo utilizzo. La maggiore parte dei versamenti infatti portavano come causale “adozione”. Le indagini successive hanno individuato fra i vari versamenti anche quelli effettuati dall’uomo che poi ha avuto la disponibilità di tutti quei fondi: un membro di un gruppo radicale costituito nel Nord Italia per reclutare combattenti radicali. Secondo l’inchiesta finanziaria compiuta l’uomo, che successivamente sarebbe morto in un combattimento in Siria, aveva utilizzato quella Onlus come mezzo insospettabile di trasferimento fondi per finanziare la sua organizzazione terroristica».

Il sistema pizzicato in Italia secondo gli esperti finanziari del G20 è assai diffuso in tutta Europa. Non potendo utilizzare canali intercettabili di finanziamento, sono molte le Onlus che vengono utilizzate con questo obiettivo, quasi sempre con lo scopo apparente di aiutare i rifugiati siriani nei campi profughi della Turchia. In un caso la polizia francese aveva chiesto ai colleghi turchi di fermare tre Tir che stavano per partire in direzione della Siria ufficialmente con aiuti da portare alla popolazione sotto la bandiera di una altra organizzazione caritatevole, ma il sospetto era che avessero a bordo attrezzature e perfino armi destinati ai terroristi filo Isis. «Le autorità turche risposero», spiega il documento Fatf, «dicendo di non potere fermare più quei Tir perchè la legge turca non dava loro il potere di farlo».

Capita anche che i vertici delle Onlus siano infiltrati da terroristi, ma non siano consapevoli di esserlo e nemmeno dei percorsi seguiti poi dai fondi raccolti per iniziative umanitarie. Anzi, talvolta parte dei soldi raccolti viene effettivamente utilizzata per gli scopi benefici istituzionali, e parte invece viene dirottata a capi dell’Isis. Un caso del genere è stato scoperto in Francia, dove una Onlus fondata nel 2012 ha iniziato a raccogliere fondi per progetti umanitari in Siria e nei Territori palestinesi. Dopo una campagna pubblica di raccolta nell’agosto 2013 la Onlus ha portato due ambulanze in Siria con materiale medico e fondi per iniziare la costruzione di un ospedale. Sono state pubblicate su Facebook le foto della consegna delle ambulanze anche per dare prova ai benefattori di come venivano utilizzati i loro fondi. Un mese dopo altra raccolta fondi promossa attraverso i social network per i campi profughi siriani in Turchia. Questa volta la polizia francese che aveva ricevuto una soffiata, ha fermato all’aeroporto di Parigi un gruppo di volontari di quella Onlus. Ognuno di loro aveva una bolla di accompagnamento per giustificare il passaggio di 6mila euro, ma ognuno ne aveva con sé 9.900. L’extra, ha poi appurato l’indagine, veniva trasferito a mano in Turchia a militanti dei gruppi terroristici siriani affiliati all’Isis. Nel novembre del 2014 dopo la lunga indagine sono stati bloccati tutti i conti della Onlus, e arrestati in Francia due dirigenti per associazione con il terrorismo islamico.

Altre organizzazioni umanitarie si sono rivelate finanziatrici dei combattenti dell’Isis con utilizzo di tecniche molto raffinate. Si va dal trasferimento via Skype del numero di carte prepagate di varia natura (telefoniche, Apple e varie) per effettuare acquisti via Internet al trasferimento di fondi con monete virtuali come i bitcoin. Sulla moneta virtuale gli Stati Uniti hanno pizzicato e processato già condannandolo a 11 anni di prigione il capo della organizzazione «Bitcoin per l’Isis», Ali Shurki Amin, che aveva utilizzato tutti i social network per dare ai terroristi le istruzioni su come utilizzare quei fondi virtuali una volta ricevuti. Amin aveva raccolto fondi anche con una falsa Onlus, trasferiti all’Isis grazie alla collaborazione di una volontaria «teenager della Virginia inviata in Siria nel gennaio 2015».

Sulle Onlus è scattata la stretta in gran parte dei Paesi occidentali, ma non in Italia. Il rapporto annuale sui rischi terroristici diffuso dal governo Usa mette il dito proprio su quella piaga: «L’Italia ha numerose debolezze che rendono il suo sistema assai permeabile dagli abusi di protagonisti del crimine. Per esempio l’Italia non obbliga le Onlus come avviene in molti altri Paesi a inviare rapporti immediati su transazioni sospette come avviene per le società private in base alla legge antiriciclaggio italiana. Non solo, ma l’Italia in aggiunta non distribuisce di routine alle proprie istituzioni finanziarie la lista aggiornata compilata dalle Nazioni Unite dei terroristi e delle organizzazioni al bando». Ed è più facile per gli amici dei terroristi fare arrivare aiuti e fondi proprio dall’Italia.

I No-global amici dei terroristi Guerriglia a Parigi contro la Polizia

Parigi, scontri tra polizia e anarchici e ambientalisti: distrutti gli omaggi alle vittime delle stragi




A Parigi torna la tensione. Oggi, domenica 29 novembre, è il giorno della marcia (non autorizzata) di protesta ambientalista, vietata per motivi di sicurezza. I manifestanti, però, non hanno rinunciato: su Place de la Republique attivisti e cittadini prima hanno allineato mocassini, stivaletti e scarpe (tra le quali quelle di Papa Francesco), dando vita a una protesta pacifica e silenziosa. Nel primo pomeriggio, però, la situazione è sfuggita di mano.

Gli scontri - Le forze dell'ordine hanno reagito all'assembramento del corteo non autorizzato con un ripetuto lancio di lacrimogeni. Dunque anarchici, anti-capitalisti e ambientalisti hanno risposto lanciando ogni tipo di oggetto, e gli agenti li hanno respinti con piccole cariche di alleggerimento. Gli scontri sono subito saliti d'intensità: in centro, a Parigi, ancora guerriglia. Non per gli attacchi terroristici, ma per l'insensata iniziativa di un gruppo di contestatori, uniti nella protesta contro l'apertura di COP21, la conferenza mondiale sul clima che si tiene nella capitale francese.

Lo sfregio - Non paghi, i manifestanti hanno anche distrutto gli omaggi alle vittime delle stragi parigine, utilizzati come armi da scagliare contro la polizia.

L'appuntamento - Il corteo era stato vietato per ovvi motivi di sicurezza, dopo la strage del Bataclan e dei ristoranti parigini. I manifestanti sono stimati tra i 4.500 e i 10mila. Lì'apertura della conferenza si terrà nel pomeriggio, con l'arrivo dei delegati di 193 Paesi e di oltre 150 leader e capi di Stato. I lavori, che inizieranno lunedì mattina, proseguiranno fino all'11 dicembre. In ballo un nuovo accordo globale sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Attacco islamico durante il Giubileo Renzi vuole oscurare internet

Il piano di Renzi: internet oscurato in caso di attacco terroristico




Si concentra sui social network e sulle comunicazioni cibernetiche l'attenzione del governo sul fronte dell'antiterrorismo. Il ministro della Giustizia Orlando lo ha fatto sapere appena qualche giorno fa. Ma, se si pensa allo scenario peggiore, ovvero a quello di un attacco terroristico su territorio nazionale, magari nel corso del Giubileo che il papa ha aperto oggi nel corso del suo viaggio in Africa, le misure adottate dal palazzo Chigi nell'emergenza potrebbero essere assai più drastiche. Qui la strada scelta per il prossimo futuro è quella di accentrare le decisioni a palazzo Chigi. In casi estremi potrà persino decidere di oscurare temporaneamente le comunicazioni web. Che il tema stia a cuore al premier lo si capisce anche dal fatto che ieri ha ripetuto il concetto della centralità della sicurezza informatica: "Stiamo cercando di insistere con la cyber-security, ecco perché stiamo cercando di valorizzare di più e meglio le nostre forze dell' ordine, ma non dobbiamo chiuderci in un fortino".

L' idea di fondo è che a prendere le decisioni emergenziali debba essere prima di tutto Palazzo Chigi. Sta al premier, insomma, l' ultima parola o il comando decisivo. «Mentre era allo stadio, appena saputo dell' assalto in corso, Hollande ha dato disposizioni anche su come agire sulla rete», è il ragionamento che si ripete in ambienti di intelligence.

domenica 29 novembre 2015

"RENZI? CHIAMIAMO IL 118" Cacciari demolisce il premier: perché andrebbe ricoverato

Massimo Cacciari contro Matteo Renzi: "Isis? Manca una strategia. I 500 euro ai 18enni? Chiamiamo il 118"




Parla il professor Massimo Cacciari, e per Matteo Renzi son dolori. Si parla del non-intervento italiano contro l'Isis, e l'ex sindaco mostra di avere le idee chiare: "Non è questione di prudenza. Qualsiasi persona sensata dice da tempo che contro un avversario così complesso, l'Isis, serve una strategia altrettanto complessa - premette -. L'intervento militare può essere solo un aspetto della strategia, che però manca. All'Europa, all'Occidente e anche all'Italia".

Dunque, all'attacco contro il premier: "Stiamo dicendo che le bombe non bastano, ma non indichiamo una strada. Ci siamo accodati a una politica sbagliata nei confronti della Russia, che sta creando difficoltà a non finire sul fronte anti-Isis". Insomma, tutti hanno le idee confuse, Renzi compreso. Dunque un altro allarme: "A noi - spiega Cacciari - è andata un po' meglio degli altri perché finora, ringraziando Iddio, non abbiamo subito attentati. Ho dubbi che la nostra intelligence o che il nostro ministro degli Interni siano migliori di quelli francesi, penso piuttosto alla funzione protettiva che svolge il Vaticano: altro che bersaglio".

Poi, il filosofo sposta il mirino sulle ultime misure del governo, in particolare sull'idea del "bonus" di 500 euro ai 18enni: "Se per cultura Renzi intende dare 500 euro ai diciottenni - commenta tranchant - chiamiamo il 188. Se invece intende investire in ricerca, università, diritto allo studio, che in questo Paese manca terribilemente, fa benissimo". Per Cacciari, dunque, Renzi è (quasi) da ricovero.

Dopo 27 anni, la rivelazione sul Trap Siluro di Altobelli: "Sapete che il mister..."

Alessandro Altobelli accusa Giovanni Trapattoni: "È lui che non mi volle più. Me ne andai per colpa sua"




Uno dei più grandi attaccanti di sempre, della storia dell'Inter e del calcio italiano, Alessandro "Spillo" Altobelli, compie sessant'anni. Tecnico, elegante e velenoso con i suoi piedi, ha passato ben undici stagioni all'Inter, 466 presenze e 209 gol, uno Scudetto e due Coppe Italia, competizione nella quale detiene tutt'ora il record del miglior marcatore nella storia con 56 reti realizzate in 93 presenze. Un vero cuore nerazzurro, nonostante un'annata polemica passata alla Juve. Ma su questo passaggio della sua carriera, Spillo, ora, vuole mettere le cose in chiaro: "Diciamolo con chiarezza io non volevo certo andare via dall'Inter. È stato Trapattoni che non mi voleva più: non andavo d'accordo con lui, giocai l'Europeo in Germania e rimasi per tre mesi senza squadra finché arrivò la Juve. Ma io mai e poi mai sarei andato via dall'Inter". Una confessione con un pizzico di rammarico, che brucia ancora, dopo 27 anni.

Hamilton, gli revocano il titolo? Motore truccato, il grosso guaio

Lewis Hamilton, indagine sulla sua power unit: la Fia potrebbe revocargli il titolo di campione del mondo




Questo weekend, ad Abu Dhabi, cala il sipario sulla stagione di Formula 1, ancora dominata dalla Mercedes. Lewis Hamilton, da tempo, è campione del mondo. Ma il suo titolo, si apprende, è "sotto indagine". Già, perché un "colpo burocratico" potrebbe sottrarre la vittoria al britannico. Il colpo di scena è della Fia, che secondo il molto ben informato Motor und sport ha avviato una serie di controlli approfonditi sulla Power unit del pilota, nello specifico su quella montata nel Gp di Austin in cui si è laureato campione del mondo (stando alle indiscrezioni, sotto indagine ci sarebbe anche il motore utilizzato da Sebastian Vettel a Singapore). La Federazione vuole essere certa, nel dettaglio, che la parte termica non si astata modificata: pena, la squalifica, come da regolamento. Hamilton, dunque, rischia di aver festeggiato con troppo anticipo un titolo che potrebbe essere assegnato a tavolino al compagno di squadra e rivale, Nico Rosberg, secondo in classifica mondiale. Un'ipotesi piuttosto remota, secondo i beninformati, ma che comunque esiste. Un'ipotesi che creerebbe un putiferio. Comunque sia, entro il 4 dicembre, verrà sciolta la riserva sul caso.

Renzi abbandonato da una fedelissima Colpa di un dispetto in Aula / Chi è

Renzi abbandonato da una fedelissima. Tutta colpa di quel dispetto in Aula




Giovanna Martelli, deputata del Partito democratico e consigliere per le pari opportunità del governo, ha lasciato il gruppo Pd alla Camera e si è iscritta al gruppo Misto. La parlamentare dem ha spiegato di voler lasciare il gruppo del Partito democratico e passare al Misto, perché le era stata negata l’autorizzazione a votare prima del suo turno. Mercoledì, quando si votava per l’elezione di tre giudici della Consulta, Martelli avrebbe chiesto di poter anticipare la sua votazione rispetto alla chiama per prendere parte a un’iniziativa legata alla giornata contro la violenza sulle donne. Ma l’autorizzazione sarebbe stata negata per dare la precedenza ad altri parlamentari che, sempre secondo quanto si apprende, avrebbero addotto motivi di salute. 

Reazioni -  "La fuoriuscita di Giovanna Martelli, consigliere di Matteo Renzi per le Pari Opportunità, dal gruppo parlamentare del Partito democratico pone un quesito di notevole importanza. Cosa accadra’ nel settore della tutela dei diritti, nella difesa dell’uguaglianza e di tutte le tematiche legate alla sfera delle Pari Opportunita’? Quest’esecutivo ha già dimostrato un gravissimo disinteresse verso quest’ambito d’azione", afferma in una nota Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera dei deputati. 

L'intervista a Michel Houellebecq - La profezia prima delle stragi, lo scrittore: "Ecco che c'entra l'Islam col terrorismo"

Lo scrittore e il romanzo-profezia sulle stragi: "Vi spiego che c'entra l'Islam col terrorismo"


Intervista a cura di Francesco Borgonovo



Oriana Fallaci la considerava una grande fonte d' ispirazione. Michel Houellebecq non ha potuto fare a meno di citarla nel suo ultimo romanzo Sottomissione. Bat Ye' or, a partire dal suo bestseller Eurabia (edito in Italia da Lindau come gli altri suoi saggi), ha previsto e spiegato l' assalto dell' islam all'Europa. Ora tante delle sue profezie si stanno realizzando. Forse perché non erano profezie, ma semplicemente osservazioni molto acute, in grado di penetrare a fondo la realtà.

Perché secondo lei l' Occidente non è ancora riuscito a sconfiggere lo Stato islamico?

«Non tutti gli Stati occidentali sono implicati nella guerra e quelli che si battono non vogliono mettere gli eserciti con gli scarponi sulla terra. In più, questi Stati coinvolti hanno interessi divergenti e sostengono altri movimenti radicali. Credo che la ragione principale stia nel fatto che i leader temono rappresaglie terroristiche nei loro Paesi. Inoltre, anche la politica della Turchia verso l' Isis non è chiara».

Dopo ogni strage ad opera di terroristici islamici, sentiamo ripetere che la religione musulmana non c' entra nulla. Che l' islam è una «religione di pace». Perché non riusciamo ad ammettere che la religione islamica fornisce basi ideologiche al terrorismo?

«Non lo possiamo fare perche l' Unione Europea ha basato tutta la sua strategia mediterranea di alleanza con il mondo arabo e musulmano su questo argomento. Questa affermazione è stata la chiave che ha aperto all' immigrazione di milioni di musulmani, dal 1974, per costruire la nuova civilizazione mediterranea euro-araba, unire le due sponde del Mediterraneo, incoraggiare la mondializzazione, sviluppare un blocco economico più forte degli Stati Uniti e distruggere i nazionalismi europei e le basi della cultura giudaico-cristiana. Questa strategia era legata al riconoscimento di Arafat da parte della Comunità europea, al suo sostegno ai Palestinesi contro Israele e alla giustificazione del terrorismo jihadista palestinese per distruggere lo Stato ebraico e sostituirlo con la Palestina».

Alcuni dei jihadisti della strage di Parigi sono entrati in Europa come profughi, dalla Grecia. Secondo lei, che legame c' è fra l' immigrazione e il terrorismo islamico?

«Quella che si vede è una gigantesca invasione che può portare di tutto: terroristi, islamisti che vogliono islamizzare l' Europa senza essere criminali e gente che desidera soltanto vivere meglio. Guardando come gli immigrati sono stati accolti dai nostri governi e da varie organizzazioni in Europa favorevoli al mondo musulmano, è lecito pensare che questo straordinario movimento abbia ricevuto l' approvazione dei leader dell' Unione Europea, in particolare di Jean-Claude Juncker. Questa invasione di massa dà l' impressione che l' Europa sia un continente vuoto, disabitato, dove chiunque, se vuole, può entrare e riceverà tutto ciò di cui ha bisogno per vivere».

In Eurabia scrisse che gli «Euroburocrati», invece di combattere il terrorismo, lo sostengono. Secondo lei è ancora così?

«Gli Euroburocrati hanno sempre sostenuto il terrorismo palestinese contro gli ebrei e lo fanno ancora adesso. Non c' è in Europa una solidarietà con le vittime israeliane perché per l' Europa quelli che ammazzano uomini, donne e fanciulli ebrei nelle strade, nei ristoranti o in macchina non sono terroristi. Per via del fatto che l' Europa li sostiene - politicamente, finanziariamente, ideologicamente - e li giustifica. Se l' Europa riconoscesse che i suoi protetti sono terroristi, affermerebbe che lei stessa è una potenza terrorista. Si vede bene che i capi degli Stati europei menzionano tutti i Paesi colpiti dal terrorismo jihadista tranne Israele. Per loro gli israeliani sono sovrumani, non hanno diritti e non soffrono. Spero che le popolazioni europee che oggi sono colpite dallo stesso terrorismo che i loro governi hanno incoraggiato contro Israele per decenni mostrerano solidarietà verso Israele. Ma a parte Israele, molti governi europei e pure Obama hanno sostenuto i partiti radicali nella primavera araba, contro la volontà dei popoli».

Qual è stato, negli anni, il ruolo della Turchia nella costruzione di Eurabia?

«È stato molto importante per le concessioni a favore degli immigrati in Europa, per la guerra contro l' ex-Yugoslavia, nella lotta contro l' islamofobia, nella critica ai nazionalismi europei e per le misure di sicurezza contro il terrorismo, contro le limitazioni all' immigrazione musulmana. La Turchia di Erdogan è stata una forza d' islamizzazione sul continente fra le forti comunità turche immigrate».

Secondo lei è giusto far entrare la Turchia nell' Unione Europea, anche considerando quello che è accaduto negli ultimi giorni?

«La Turchia di Erdogan non è quella di Ataturk. Ma nemmeno quella di Ataturk dovrebbe entrare nell' Unione Europea. Si possono fare trattati economici e politici, avere buone relazioni, ma la Turchia rimane una potenza musulmana che ha colonizzato una grande parte dell' Europa, distrutto l' Impero bizantino e per secoli ha personificato il potere del jihad e della shari' a, soprattutto contro i popoli cristiani che ha sottomesso con il jihadismo. Tutti questi princìpi religiosi e politici radicati nel Corano sono molto presenti nella Turchia attuale. Erdogan sogna di restaurare la potenza ottomana che aveva sottomesso i popoli europei fino all' Ungheria, controllando per secoli la Grecia, la Serbia, la Bosnia, la Bulgaria, la Romania. Si sarebbe potuto sperare che la Turchia - il Paese il più moderno e aperto del mondo musulmano - iniziasse un' analisi critica dei testi fondamentali, ma Erdogan è ritornato secoli indietro, come hanno fatto gli Ayatollah dopo avere preso il potere».
Torniamo al Califfato.

Perché secondo lei lo Stato islamico attacca l' Europa, e in particolare la Francia?

«Lo Stato islamico attacca l' Europa perché questo è nella sua natura. Ubbidisce alla legge coranica che ordina l' islamizzazione del pianeta. Gli eserciti musulmani hanno attaccato l' Europa sin dal settimo secolo, siamo nella continuità della storia. La Francia è odiata per via del suo colonialismo, che ha lasciato un' importante influenza culturale; è anche un Paese molto debole, governato da persone incapaci e per di più ha una grande popolazione musulmana. Ma anche il Belgio, la Spagna e l' Inghilterra sono stati attaccati».

Uno dei Paesi europei in cui si trovano più jihadisti è appunto il Belgio. C' è una strana ironia nel fatto che l' Ue abbia sede nello stesso luogo che ospita chi vuole distruggere l' Europa...

«Non c' è ironia... Chi vi dice che quelli che siedono su questo augusto trono, quello dell' Ue, vogliano mantenere l' Europa cristiana? Non hanno dichiarato più volte che l' Europa è ugualmente musulmana e cristiana? Non sono forse loro che hanno creato l' Eurabia?».

L'allarme dalla Germania: "Euro a picco" I segnali sconcertanti della crisi nera

Euro a picco. L'allarme dalla Germania: i segnali sconcertanti


di Nino Sunseri 



La Deutsche Bank è molto negativa sul futuro dell' euro. Prevede il cambio a 0,85 sul dollaro prima di risalire intorno a 0,90 nel corso del 2016. Rispetto ai valori attuali un calo del 20%. Un' oscillazione che mette paura.

La caduta dell' euro è il frutto della divergenza fra Fed e Bce. La banca centrale americana considera la ripresa ormai consolidata e si prepara a stringere i freni provocando l' innalzamento del dollaro Draghi, invece, allenterà ancora di più la politica monetaria abbattendo l' euro. In altri tempi la svalutazione sarebbe stata il toccasana per il rilancio dell' economia. Ma in altri tempi c' erano la lira e le altre monete nazionali. Oggi c' è l' euro. Così cresce la paura. E' forte il rischio che, nonostante la vigorosa spallata al cambio accadranno poche cose buone. Si tratta di quella che ormai viene definita la sindrome giapponese. Gli stimoli monetari per quanto potenti non riescono a rianimare l' economia. Anche se lo yen è sceso molto e la pompa della Bank of Japan riempie il mercato di liquidità fino a farlo affogare. L' Europa va incontro ad un destino simile?

Come escluderlo. Tanto più che non mancano i segnali d' allarme. A settembre, nel silenzio generale, c' è stata una nuova battuta d' arresto dell' attività produttiva. L' euro è già sceso molto ma senza risultati apprezzabili. Il fatturato industriale è diminuito dello 0,1% su agosto e gli ordini addirittura del 2%. Entrambi i riferimenti sono in discesa dello 0,8% sul 2014.

Come si dice in questi casi? Il cavallo non beve. La ragione è molto semplice. I principali mercati di sbocco del made in Italy sono in Europa. Come tali assolutamente indifferenti al cambio. Né può servire guardare fuori dalla zona euro. Tranne gli Usa il resto delle grandi economie sta rallentando. In alcuni casi, come il Brasile si trova addirittura in recessione ed il governo non riesce a reagire perchè paralizzato dalle indagini sullo scandalo Petrobras. Certo con la svalutazione ci sono forti vantaggi per il tessile abbigliamento e gli articoli di lusso. Tuttavia l' esperienza dei mesi scorsi insegna che le eccellenze del made in Italy sono indifferenti all' andamento del cambio.

Insomma alla fine della corsa potremmo essere costrertti ad una conclusione desolante: il cambio debole e il potente bazooka monetario di Draghi sono semplici tigri di carta. Sono un forte incentivo per i mercati finanziari come dimostra ancora l' esempio giapponese (l' indice Nikkei salito del 110%). Invece rappresentano un' arma spuntata come pungolo alla produzione (il Pil giapponese è di nuovo negativo). Gli effetti positivi della caduta dell' euro rischiano di essere poco rilevanti. Almeno per l' Italia. A trarne giovamento sarebbe sicuramente la Germania che, secondo gli analisti resta competivia anche con l' euro a 1,50. Figuriamoci se vale la metà. Per la nostra economia invece potrebbero materializzarsi effetti molto negativi.

Per esempio il rialzo della bolletta petrolifera nonostante la quotazione del barile sia ancora modesta. Il prezzo della benzina potrebbe tornare rapidamente oltre la quota di 1,7 e rispunterebbe l' inflazione. Se dovesse superare la soglia del 2% Draghi dovrebbe bloccare il suo bazooka.

Così dopo la scomparsa del barile leggero verrebbe meno anche l' altro supporto che ha impedito all' economia di affondare. Vale a dire la politica di bassi tassi d' interesse. La conclusione potrebbe essere inedita e molto amara. Uno scenario nel quale la svalutazione della moneta porta più danni che vantaggi. Il mondo che gira al contrario rispetto alla lira.

Il gesto finale del preside pro-Islam Aveva vietato anche il Natale a scuola

Il gesto finale del preside pro-Islam. Aveva vietato il Natale a scuola




Si è dimesso il preside Marco Parma, dopo essere stato travolto dalle polemiche per aver vietato i canti natalizi al saggio della scuola elementare all'istituto Garofani di Rozzano, nel Milanese. L'agenzia Ansa lo conferma citando fonti della Regione Lombardia, dopo che il dirigente scolastico era stato convocato per chiarire i provvedimenti presi nella sua scuola. Parma aveva deciso di fare una "festa laica" secondo lui perché sarebbe stato inopportuno celebrare una festa cattolica dopo le stragi islamiste avvenute a Parigi lo scrorso 13 novembre.

Il Fisco paga chi fa la spia in ufficio Premi per sputtanare gli evasori

Il Fisco paga chi fa la spia. Premi in denaro per chi sputtana i colleghi




Molto presto il Fisco regalerà premi in denaro a chi fa lo spione su amici e colleghi. Arriva in Aula alla Camera la proposta di legge voluta da Partito democratico e Movimento Cinquestelle che premia la delazione su reati di corruzione, ma anche su illeciti e reati fiscali. L'idea, scrive il Giornale, porta il nome di whistleblowing, cioè quel soffiare nel fischietto che avviene quando si deve segnalare un pericolo. La prima firmataria Francesca Businarolo del Movimento Cinquestelle, con il sostegno fondamentale del gruppo Pd.

Il meccanismo - I deputati hanno immaginato un sistema a premi perché lo Stato riceva quante più notizie possibili sui crimini che si consumano a danno dell'erario. Sulla falsa riga di quel che già succede per i pentiti di mafia, anche il delatore potrà godere dell'assoluto anonimato al momento della segnalazione, almeno fino all'inizio del dibattimento in Tribunale. In questo modo il legislatore spera di incentivare per esempio il funzionario a spifferare eventuali illeciti del proprio dirigente ed evitare che scattino sul delatore "vendette" sul posto di lavoro.

Gli incentivi - Il motivo principale dietro l'iniziativa parlamentare è stato recepire le convenzioni Onu e del Consiglio d'Europa sulla lotta alla corruzione. Di fatto però incentiva anche la delazione su reati e illeciti fiscali, aprendo così scenari conflittuali da guerriglia e vendette negli uffici pubblici italiani: "In un Paese come l'Italia consumata dall'invidia sociale - dice il fiscalista Paolo Duranti - ci vuol poco a insinuare sospetti". Il tutto incentivato da premi che saranno definiti in "sede contrattuale" con l'Agenzia delle entrate. E pensare che nella prima proposta dei grillini, i premi da riconoscere dovevano equivalere a valori tra il 15% e 30% rispetto al danno erariale riconosciuto dalla Corte dei conti.

sabato 28 novembre 2015

"GUERRA ALLA TURCHIA" Dal Parlamento russo via libera a Putin

Il Parlamento russo: "Mosca ha diritto a risposta militare"




Ora c'è anche il via libera del Parlamento russo. La Duma, oggi, ha votato favorevolmente al diritto da parte di Mosca a una "risposta militare" nei confronti della Turchia, dopo l'abbattimento di un Sukhoi-24 di Mosca da parte degli F-16 di Istanbul sopra il confine tra Turchia e Siria, avvenuto lunedì scorso. Una decisione, quella della Duma, che aggrava ulteriormente i rapporti tra i due Paesi, che sono tesissimi. La Russia ha cancellato oggi a tempo indeterminato la sua partecipazione a esercitazioni militari congiunte nel Mar Nero. Da parte sua, Erdogan ha annunciato la cancellazione dei voli militari turchi in territorio siriano, ma ha avvertito Mosca di "non giocare col fuoco".

Il presidente russo ha ribadito di "non voler mettere a repentaglio le relazioni" con la Russia. In un discorso trasmesso in diretta tv, il leader turco ha puntualizzato che quanto accaduto non è stato "intenzionale" bensì dovuto "all’applicazione automatica delle regole d’ingaggio". Quindi non ha escluso di incontrare il collega russo Vladimir Putin a margine dell’inaugurazione della Conferenza sul Clima, lunedì prossimo, ma ha aggiunto un non rassicurante "voglio vederlo faccia a faccia".

Erdogan ha anche accusato Putin di aver pronunciato "parole inaccettabili" nei confronti della Turchia e di "puntare a estendere ad altri settori" la disputa sul caccia abbattuto. Il presidente turco ha liquidato come "calunnie" le accuse di Mosca, secondo cui Ankara acquisterebbe clandestinamente petrolio dall’Isis, e le ha anzi ribaltate, sostenendo che gli Stati Uniti "hanno prove documentate della vendita al regime siriano" di idrocarburi da parte dello stesso Isis e persino "di compagnie russe".

Scalfari: "Non scrivo più su Repubblica" Chi lo ha spinto via dal suo giornale

Eugenio Scalfari: "Dal 17 gennaio non scriverò più su Repubblica"




Fuori Uno e poi fuori due. E' fuga da Repubblica. Già la decisione del direttore Ezio Mauro di lasciare il quotidiano dopo 18 anni al timone aveva lasciato presagire la fine di un'epoca: quella del giornale-partito che per tanti anni ha fatto dell'anti-berlusconismo la sua ragione d'esistere. Ma il secondo addio è ancora più epocale: riporta "Il Foglio" che lo storico fondatore Eugenio Scalfari non scriverà più sul suo giornale. "Dal 17 gennaio prossimo non scriverò più su Repubblica" ha esternato dopo essere stato informato, prima da Ezio Mauro e poi da Carlo De Benedetti, che Mario Calabresi sarebbe arrivato a dirigere il quotidiano che lui aveva fondato il 14 gennaio 1976, cioè quasi esattamente 40 anni prima.

Scrive "Il Foglio" che Scalfari non avrebbe mai perdonato quel suo essere "dentro, ma anche fuori" il fronte che per anni si è opposto al leader di Forza Italia. "Dentro" perchè comunque da Repubblica era partita la carriera nei grandi giornali del figlio del commissario ucciso negli anni '70 da Lotta Continua. Ma anche "fuori", per quei rapporti, scrive "Il Foglio", comunque cordiali con il Cavaliere: "Anche negli anni di più acceso conflitto tra la sinistra e Silvio Berlusconi Calabresi ha sempre e malgrado tutto mantenuto un rapporto di stima personale più volte ravvivato da telefonate cordiali, incontri, colloqui persino affettuosi, con il Cavaliere che gli confessava: “Ma lo sa che io conoscevo il suo papà?”...". Troppo, per Barbapapà.

Feltri mette in mutande Bergoglio: vi racconto come finirà Vatileaks

Vittorio Feltri mette in mutande Bergoglio: ecco come finirà Vatileaks




Vittorio Feltri ha la sua verità su come finirà il processo che in Vaticano stanno montando su Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, i due autori dei più recenti libri che svelano le malefatte vaticane. Secondo la legge dello Stato della Chiesa, chi sottrae e rende note informazioni riservate è punibile con pene che vanno da 4 a 8 anni di reclusione.

Ma secondo l'editorialista del Giornale, quella in atto è "una pantomima, una sceneggiata, un gioco a cui stanno volentieri anche le vittime per convenienza: esse traggono da questo teatrino una gratuita pubblicità per promuovere i loro libri, non a caso primeggianti nelle classifiche dei più venduti".

Nuzzi e Fittipladi, scrive Feltri, verranno condannati secondo le leggi vaticane, ma con un colpo di scena finale: "Scommettiamo che la coppia di scribi sarà punita alla grande alla vigilia del Giubileo in base alle leggi locali, che puzzano di totalitarismo integrale (tipo Corano), e il giorno dopo, Francesco, inaugurando l'anno della Misericordia, compirà un gesto, appunto misericordioso: li grazierà entrambi, suscitando l'entusiasmo dei media, tutti allineati e coperti nell'esaltazione del Pontefice argentino, così avanti da avere superato qualsiasi progressista".

LA BANCA FALLISCE, PAGHI TU I primi 100mila bastonati in Italia

Bail-in, primo caso in Italia: i 100mila bastonati


di Francesco De Dominicis



Non è un’operazione di fronte alla quale togliersi il cappello, ma è il solito pasticcio all’italiana. Forse però il male minore. Il salvataggio di Banca Marche, CariChieti, Carife e PopEtruria è stato messo a punto dai grandi gruppi bancari e dalla Banca d’Italia. Sul tavolo del governo, domenica, è arrivato un pacchetto a scatola chiusa, solo per dare l’ok a un decreto necessario a rendere utilizzabili, in anticipo rispetto al 2016, le regole Ue sulla risoluzione delle crisi bancarie. La soluzione prevede la creazione di una bad bank per le sofferenze (svalutate di oltre l’80%) e di quattro banche fresche (avranno il vecchio nome, preceduto da «Nuova») operative da ieri. Ma ecco alcuni aspetti di rilievo.

1) Il paracadute aperto ieri è di fatto il primo caso di bail in in Europa. Non è vero che è stato evitato il meccanismo «interno» di salvataggio delle banche: a pagare il conto (700milioni di euro), in linea con le nuove norme Ue, sono azionisti e possessori di obbligazioni subordinate (in tutto fino a 100mila investitori); mentre non è previsto un sacrificio per i bond «normali» né per i conti correnti con saldo superiore a 100mila euro.

2) Le banche non sono diventate filantropiche all’improvviso. Nessun atto di generosità, ma solo calcoli di convenienza: il quadruplo fallimento degli istituti avrebbe costretto il resto del sistema finanziario a garantire, così come previsto per legge, i depositi fino a 100mila euro. E sarebbe stato un bagno di sangue: in ballo c’erano oltre 12 miliardi di euro, molto meno rispetto ai 3,6 miliardi complessivi versati a partire da ieri al Fondo di risoluzione di Bankitalia. Il «sì» dei banchieri, dunque, è arrivato da un lato guardando al risparmio secco (8-9 miliardi), dall’altro guardando al terremoto, sul versante della fiducia, che sarebbe stato cagionato dal default: Obiettivo: evitare la corsa agli sportelli.

3) Il piano di salvataggio ha un impatto negativo sui conti pubblici (nonostante il «verbo» di palazzo Chigi): gli istituti recuperano sotto forma di sgravi Ires una parte dei 3,6 miliardi di aiuti girati via Nazionale. L’aliquota per la defiscalizzazione è pari al 27,5%. Ne consegue che quest’anno lo Stato incasserà meno Ires per 990 milioni. Ma il governo non avrebbe dovuto individuare coperture finanziarie? Mettiamola così: l’ammontare esatto dei versamenti non è stato definito nel provvedimento dell’esecutivo (anche se erano già noti) e a palazzo Chigi hanno fatto finta di non accorgersi (tant’è che nel decreto non si menzionano gli apporti finanziari precisi, citati solo in un comunicato stampa di Bankitalia). A fine anno, si tireranno le somme: ma è certo è un «buco» da 1 miliardo.

4) Spuntano aiuti di Stato, sotto forma di garanzia pubblica. Lo dice ufficialmente una nota della Commissione Ue che ha comunque avallato il sussidio: «Il beneficio connesso a tale garanzia è di 400 milioni di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del Fondo di risoluzione costituiscono aiuti di Stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di stato». Comprese le minori entrate Ires, le risorse pubbliche ammontano a 1,4 miliardi.

5) Il futuro è al buio e senza scudi. I 3,6 miliardi sono stati chiesti come anticipi dei prossimi contributi (3 o 4 anni). Vuol dire che il Fondo di risoluzione ha bruciato risorse future. E se una banca sarà vicina al fallimento l’anno prossimo? Serviranno versamenti extra.

6) La manovra, concertata in quattro giorni di negoziati segreti tra banchieri e regolatori col silenzio del governo, mortifica il mercato.

venerdì 27 novembre 2015

Lutto nel mondo dello spettacolo Morto Luca De Filippo, figlio di Eduardo

E' morto Luca De Filippo, figlio del grandissimo Eduardo




Lutto nel mondo del teatro, è morto Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo. L'attore era nato a Roma nel 1948 dalla relazione tra il maestro del teatro e la soubrette Thea Prandi. 

Luca debutta a teatro a 8 anni quando interpreta Peppeniello nella commedia Miseria e nobiltà del nonno Eduardo Scarpetta. Perde prestissimo la mamma e la sorella Luisella, che aveva solo dieci anni. A 12 anni si ritrova solo con il papà già anziano (aveva 60 anni): "Mi portava alle pomeridiane e mi scriveva delle particine per tenermi con sé in scena", ha raccontato poi in una intervista. Ma il vero debutto sul palcoscenico è a 20 anni, con lo pseudonimo Luca Della Porta, con Il figlio di Pulcinella. Con Eduardo lavora sia in teatro che in tv in varie commedie, Filumena Marturano, Non ti pago, Il sindaco del rione Sanità, Napoli milionaria!, De Pretore Vincenzo, Le bugie con le gambe lunghe, Uomo e galantuomo, Natale in casa Cupiello, Gli esami non finiscono mai, Le voci di dentro, Sik-Sik l’artefice magico, Gennareniello, e ancora Dolore sotto chiave, Quei figuri di tanti anni fa, Ditegli sempre di sì, Chi è cchiù felice e me, il pirandelliano Berretto a sonagli.

Nel 1981 fonda una sua compagnia teatrale, La compagnia di teatro di Luca De Filippo, con cui affronta buona parte delle commedie paterne e degli Scarpetta: dirige e interpreta Uomo e galantuomo, Non ti pago, Il contratto, Penziere mieje, Ditegli sempre di sì, e L'Arte della commedia con Umberto Orsini coprotagonista. 

Caivano (Na): Spese pazze senza una seria logica di mercato? Ecco alcuni esempi

Caivano (Na): Spese pazze senza una seria logica di mercato? Ecco alcuni esempi 





A Caivano, alcuni dirigenti di settore non badano a spese, e a pagarne le conseguenze di una politica di mercato senza criterio e senza logica sono le casse comunali, o meglio le tasche dei contribuenti caivanesi. Ecco alcuni esempi di come 5000 volantini per l'informazione della raccolta differenziata, sono costati all'Ente Comune, circa 500 euro, quando un noto Tipografo della zona, propone lo stesso ordine a meno di 130 euro. Un divario notevolissimo che mette addirittura in discussione quelle che sono le regolari basi di ricerca di mercato affinchè indurre il proprio settore a risparmiare soldi pubblici. Ovviamente, questo esempio viene fatto nel piccolo, e, a questo punto la domanda sorge spontanea, se su 5000 volantini c'è un divario di circa 200 euro o più, su movimentazioni più grandi quanto gravano le mancate ed adeguate ricerche di mercato? Si corra ai ripari, subito! 

Delirio pro-islam, lo sfregio di Natale: cosa succede in una scuola italiana

No Croce e Jingle bells. Stop al concerto di Natale: l'ultimo delirio a scuola




Il concerto di Natale si farà il 21 gennaio in una scuola di Rozzano, alle porte di Milano. Questo è il risultato della trattativa tra il preside dell'Istituto comprensivo Garofani, Marco Parma, e l'associazione 11 Note che da anni organizzava lo spettacolo con i bambini. L'evento in realtà stava per saltare del tutto, cancellato dai vertici dell'istituto che dopo la strage di Parigi hanno avuto un sussulto laicista. Fino allo scorso anno il concerto era fatto delle classiche canzoni natalizie tipo Jingle bells, riporta il Giorno, ma quest'anno qualche genitore ha avuto l'ardire di proporre anche qualche brano un po' più religioso come Adeste fidelis o Tu scendi dalle stelle. Niente da fare, secondo il dirigente scolastico, già candidato sindaco per il Movimento Cinquestelle, quei brani sarebbero imposti ai bambini di religione musulmani e quindi per: "il rispetto delle diversità" è stato rinviato tutto a gennaio con relativo cambio di nome all'evento che passa a chiamarsi da "Festa di Natale" a "Festa d'inverno", così secondo la vicepreside Ornella Godi: "Si eviteranno strumentalizzazioni". Il saggio di Natale ci sarà, ma sarà basato su: "filastrocche di Gianni Rodari e sulle canzoni di Sergio Endrigo". La polemiche nell'istituto erano già scoppiate in passato per l'esposizione del crocifisso in aula. Secondo il preside: "non ci sono da tempo, un paio di genitori ha proporsto di metterli nelle aule e il Consiglio di Istituto a giugno ha respinto la proposta". La vicepreside invece ricorda che in un paio di aule i crocifissi c'erano, in altre no: "La decisione del Consiglio è stata quella di uniformare e togliere i crocifissi che c'erano".

Caivano (Na): L'Avv. Acerra interviene sul nostro blog

Caivano (Na): Intervista all'Avv. Domenico Acerra (Liberi Cittadini) 


di Gaetano Daniele 



Avv. Domenico Acerra
Liberi Cittadini

Avv. Acerra, il Sindaco Monopoli ha deciso di aggiungere alla sua squadra di governo un altro staffista, evidentemente, era talmente preso in campagna elettorale a criticare "il Sirico staffista di Semplice" che ad oggi, dopo De Cicco, ne vuole un altro. Secondo lei perchè Monopoli ha bisogno di più staffisti? e visto che costano anche caro a spese dei contribuenti, i soldi ci sono?

Monopoli eccede in tutto, questa volta con gli staffisti. Governare un Paese complesso richiede la partecipazione di persone preparate e dotate di spirito di servizio che compongano un quadro di insieme e una squadra affiatata. Monopoli assolda invece mercenari che non sono in grado di dare alcunché al Paese e che perdipiù lo depredano di preziose risorse economiche.

Avv. Acerra, il Natale è alle porte, che Natale sarà per i cittadini. 

Il paese non vede la luce in fondo al tunnel con questi amministratori. Nel governo del  Paese regna l'improvvisazione, siamo nelle mani di avventurieri! Sarà un Natale triste per i cittadini caivanesi, stretti tra la crisi economica e un Paese molto male amministrato.

Avv. Acerra, secondo lei questa Giunta durerà?

Non ho la sfera di vetro per fare previsioni. Però è evidente a tutti che gli attuali amministratori non hanno la forza culturale e perfino morale per amministrare il Paese. Chi all'interno della compagine amministrativa ha maggiore senso della realtà prenda coscienza di questa verità e tolga la fiducia a Monopoli, consentendo la nascita di una vera e nuova alternativa di governo in questo Paese dopo venti anni di disastri amministrativi. Lo sperpero di soldi pubblici è sotto gli occhi di tutti. 

Avv. Acerra, gara rifiuti, a che punto siamo?

Non conosco i dettagli amministratici della gara di appalto per l'affidamento della raccolta dei rifiuti. Quello che posso dire è che siamo di fronte, anche in questo settore così importante della vita amministrativa, a improvvisazione e pressapochismo. Valga in questo senso a dimostrarlo le preannunciate dimissioni del responsabile comunale del settore ambiente, solo pochi mesi nominato da Monopoli. Siamo al disastro amministrativo!

Avv. Acerra, sull'attuale amministrazione Monopoli, si faccia una domanda e si dia una risposta. Insomma, come vuole concludere questa intervista?.

A  chi giova questo clima da presa del Palazzo d'Inverno che ha instaurato Monopoli? Io ritengo a nessuno! Caivano versa nell'immobilismo amministrativo e giace in un pantano morale mai visto prima! Monopoli prenda atto di questa condizione drammatica, si renda consapevole della inadeguatezza dell'attuale quadro politico ad affrontare in modo serio il governo del paese,  e di conseguenza resetta tutto il quadro amministrativo, apra un dibattito culturale serio nel pase, formuli un programma condiviso tra tutte le maggiori forze sociali e politiche,  senza distinzioni di parte, e coinvolga le migliori intelligenze del paese per dare esecuzione a quel programma, stabilendo di un orizzonte temporale che copra la durata della consiliatura. Quale rappresentante di una delle forze di opposizione sono pronto a raccogliere questa sfida.

giovedì 26 novembre 2015

"UN ATTENTATO TERRORISTICO" Arrestati due islamici in moschea

"Un attentato a Berlino", arrestati due islamici in moschea




Due presunti islamisti sono stati arrestati a Berlino dopo che la polizia aveva perquisito una moschea nel quartiere di Charlottenburg in risposta a una "possibile  minaccia". Il quotidiano Bild spiega che la polizia aveva raccolto  alcune indicazioni secondo cui un attacco era in fase di pianificazione nella moschea.

Vespa, la finanza bussa alla sua porta Blitz in casa, Lui: "Sono indignato"

Bruno Vespa, la Finanza entra in casa sua: controlli sulla dichiarazione dei redditi 2011




Anche Bruno Vespa finisce nel mirino del fisco. La Guardia di Finanza è entrata nella casa del conduttore di Porta a Porta in piazza di Spagna, a Roma, e nello studio del suo commercialista, per verificare la dichiarazione dei redditi presentata nel 2011. Secondo quanto riferisce il Fatto quotidiano, Vespa non è l'unico volto Rai oggetto di verifiche. Nessuna perquisizione, si sottolinea, ma un semplice accertamento. "Che analizzino tutto - è stata la reazione di Vespa -, non ho alcun problema. Anzi, sono i benvenuti". "Sono orgoglioso e al tempo stesso sono indignato per la mia posizione di importante contribuente di questo Paese. Sono orgoglioso perché mio padre mi ha insegnato che pagare le tasse è giusto. Sono indignato, invece, perché nella graduatoria dei contribuenti occupo un posto improprio. Non credo di meritare una posizione così alta tra i contribuenti italiani: è il segno che c'è qualcuno, invece, che le tasse non le paga quanto dovrebbe". In passato Vespa aveva vinto un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate in quanto aveva pagato più Irap di quanto dovuto.

L'ordine di Hollande a Renzi: ecco dove manderemo soldati

Terrorismo, vertice Hollande-Renzi: l'Italia manderà soldati in Libano, Mali e Sahel




Un "incontro di sostanza": Palazzo Chigi presenta così il faccia a faccia tra Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande, in programma alle 8 di mattina all'Eliseo. Una visita lampo, incastrata nel tour diplomatico europeo di Hollande (ieri ha visto Angela Merkel, poi toccherà a Vladimir Putin), e incentrata tutta sul tema del terrorismo e della lotta all'Isis.

Gli 007 e le informazioni - Primo punto in agenda: la "condivisione maggiore" tra i rispettivi servizi di intelligence. Per ora, infatti, Renzi continua a frenare sulla questione dei bombardamenti in Siria, tenendo la linea (decisamente interlocutoria) degli Usa di Obama: "Serve fermezza ma anche la necessità di non cercare facili scorciatoie, con operazioni militari, in assenza di una strategia globale, sul medio e lungo periodo", continua a spiegare il premier.

Contingente italiano - La mossa di Berlino, che manderà 650 soldati in Mali, potrebbe però aprire nuove vie di collaborazione. Anche Roma, questo sarebbe al centro dell'incontro tra i due leader, potrebbe mandare un suo contingente in scenari meno caldi di quello del Califfato, ma altrettanto importanti. Secondo le prime indiscrezioni, Hollande chiederà a Renzi di inviare soldati italiani in Libano, Mali e Sahel, segnale di collaborazione militare pratica e soprattutto un modo per "liberare" i militari francesi per il fronte vero, interno ed esterno.

Il rambo iracheno è l'anti-Califfo: "Di lui non resterà che farina"

Abu Azrael, il rambo iracheno che combatte contro Isis




Lo chiamano il Rambo iracheno, l'anti Califfo. E' lui, Abu Azrael, l'uomo simbolo della resistenza sciita contro l'Isis. Il suo motto è "Non rimarrà che farina" dei terroristi. E a vederlo, armato di fucile, ascia e scimitarra, viene quasi da credergli. Il suo vero nome è Ayyub Faleh al Rubaie anche se per tutti è l'Angelo della morte.

Riporta il Tempo che ama farsi fotografare o riprendere dalle telecamere e racconta in giro di essere un ex docente universitario campione di taekwondo. Notizie pare infondate create apposta per cucirsi addosso il costume da super eroe. Abu Azrael è oggi a capo della milizia sciita dell'Imam Ali (Kata' ib al Imam Ali), un battaglione nato nel 2014 come braccio armato del Movimento islamico iracheno (Harakat al -Iraq al-Islamiyah) che risponde alla coalizione di Mobilitazione popolare, guidata da Jamal Jaafar Mohammed, conosciuto anche come Abu Mahdi al Mohandis, ex comandante dell'organizzazione Badr (l' ala militare del partito Supremo consiglio islamico iracheno) e molto vicino al generale iraniano Qassem Suleimani, capo delle forze speciali Quds. 

Il Rambo iracheno in certe zone del suo Paese è un idolo: il suo volto è stampato sulle t-shirt che indossano giovani e adulti e su di lui girano video musicali e cartoni animati. Nonostante sia un combattente lui si descrive come una persona pacifica: sposato, quattro figli, "accompagno spesso i miei figli a scuola", racconta a France Presse. In realtà Abu Azrael e i suoi uomini sono stati più volte accusati di commettere atrocità nei confronti della popolazione sunnita. Alcune foto lo ritraggono mentre abusa dei cadaveri dei nemici morti sul campo. 

Lo schiaffo del Papa ai terroristi Isis Come li ridicolizza: la frase (pazzesca)

Papa Francesco: "L'Isis? Ho più paura delle zanzare"




E' iniziato con l'atterraggio in tarda mattinata all'aeroporto di Nairobi il viaggio in Africa di Papa Francesco, che toccherà anche Uganda e Repubblica Centrafricana. Un viaggio preceduto da giorni di polemiche e timori per l'incolumità del Pontefice, che nonostante l'allarme terrorismo e le minacce dell'Isis nei confronti del Vaticano e dello stesso Santo Padre, ha voluto comunque partire senza particolari misure di sicurezza. Durante il volo per il Kenya la questione è stata sollevata anche dai giornalisti presenti a bordo. Ma alla domanda se tema un attacco nel corso del viaggio, Bergoglio ha risposto colo solito spirito combattivo e humor: "Sono più preoccupato per le zanzare".

L'incubo di Tomaso Trussardi fermato dai poliziotti a Milano: l'accusa è tremenda

L''incubo di Tomaso Trussardi fermato dai poliziotti a Milano: l'accusa è tremenda




Arriva l'ultima grande lezione di eleganza e saper stare al mondo da Tomaso Trussardi, noto alle cronache per essere il marito di Michelle Hunziker, e per chi non lo ricordasse anche imprenditore erede del noto marchio di moda (e proprio a dirla tutta già collaboratore di Libero per il settore motori). Tomaso è stato protagonista di una disavventura particolarmente spiacevole, difatti, ieri mattina in pieno centro a Milano, una zona ormai talmente sorvegliata dalla polizia da non lasciare in pace neanche la gente elegante e famosa: "Sono stato fermato da sei agenti della Polizia Locale di Milano (due volanti e due moto...) - racconta su Facebook - Capisco la tensione del momento, ma fermare una persona alle 7.30 della mattina in giacca e cravatta... lasciatemi dire, non del tutto sconosciuto... con la sua auto d'epoca mentre stava cercando di andare in motorizzazione ad immatricolarla (regolarmente provvisto di targa prova)... Lo trovo a dir poco eccessivo, in un momento in cui le attenzioni delle nostre amate forze dell'ordine dovrebbero essere rivolte a ben altre cose...". Sicuramente Angelino Alfano starà prendendo appunti dopo l'increscioso episodio e l'evidente incomprensione. Peccato che intanto Tomaso ha dovuto pagare caro questo momento buio delle nostre forze dell'ordine: "Alla fine di tutto mi hanno tolto 5 punti perché avevo il navigatore del telefonino cellulare acceso appoggiato sul sedile lato passeggero... dato che ovviamente l'auto (vista l'età) ne è sprovvista. Questo secondo loro mi avrebbe potuto distogliere dalla normale guida".

Juve agli ottavi: Mandzukic-gol, Manchester City ko ed è sorpasso 3

Champions League, Juventus agli ottavi: Mandzukic stende il Manchester City, è sorpasso




Un gol di Mandzukic al 18' regala alla Juventus la vittoria per 1-0 sul Manchester City nella quinta giornata di Champions League, la qualificazione agli ottavi con un turno di anticipo e soprattutto il sorpasso in classifica nel Gruppo D: ora i bianconeri sono a quota 11 punti e basterà un punto nella trasferta di Siviglia nell'ultima partita per garantirsi il primo posto che permetterebbe loro di non incontrare subito nella fase a eliminazione diretta big come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. A Torino decide la zampata in area del croato ex Atletico, ben servito da Alex Sandro dalla sinistra. Il City sbaglia qualche limpida occasione da gol, la Juve sbaglia tanto in fase di impostazione e regala qualche palla pericolosa agli inglesi ma il risultato è giusto, perché la squadra di Allegri, con Morata in panca e Dybala titolare, crea tanto e riesce a dare buon ritmo alla gara, anche grazie a un sontuoso Pogba a centrocampo.

Riesplode l'influenza aviaria "Un ceppo altamente patogeno"

In Francia dopo otto anni torna l'influenza aviaria




In Francia è stato individuato un caso di influenza aviaria (H5N1), il primo dal 2007, nel dipartimento sud-occidentale di Dordogna, vicino a Bordeaux. Il virus è stato rilevato su galline allevate in case private. Il focolaio di epidemia è a Biras, tra Perigueux e Brantome, ha precisato la prefettura di Dordogna. Il ceppo, identificato ieri sera dall’agenzia di sicurezza sanitaria, è stato descritto come «altamente patogeno per il pollame», ha sottolineato il ministero in una nota precisando che è stato già attivato un
piano di intervento sanitario urgente. Tra le misure immediate, «zone di protezione e di monitoraggio di 3 e 10 chilometri intorno al bestiame». Monitoraggio che sarà ampliato «non solo in agricoltura ma anche per quanto riguarda la fauna selvatica».

I ministri dell’Agricoltura, Stephane Le Foll, e della Salute, Marisol Touraine, hanno chiesto all’Anses «a titolo precauzionale, di valutare la pericolosità eventuale del ceppo per l’uomo». In Francia l’ultima epidemia risale al 2006 e coinvolse 64 aziende agricole, per lo più nel dipartimento del’Ain, nella regione del Rodano. Gli ultimi casi isolati in Francia sono stati individuati in Mosella nell’agosto del 2007. Il ministro dell’Agricoltura che ha convocato per giovedì una riunione del Comitato nazionale di orientamento della politica sanitaria animale, ha ricordato che «l’influenza aviaria non è trasmissibile all’uomo con il consumo di carne, uova, foie gras e da altri prodotti alimentari».