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martedì 26 maggio 2015

Migranti in hotel con tablet e piscina: "Ci annoiamo, dovete farci uscire"

Livorno, 13 profughi si lamentano perché con tablet e piscina "si annoiano". Erano gli stessi che non volevano un hotel senza il wi-fi





L’8 maggio scorso avevano rifiutato di alloggiare in un albergo che non avesse il wi-fi, protestando per la presenza di donne e costringendo la prefettura a spostarli dal "modesto" 5 Lecci. Adesso i 13 profughi, forniti di tablet, cuffie e piscina, si lamentano perché “si annoiano”. Come scrive Il Tirreno, che è tornato a intervistarli, gli africani sono stati sistemati alla Rosa dei venti, un albergo di Venturina, in provincia di Livorno, che soddisfaceva le loro richieste. Provengono dal Ghana, dal Senegal, dalla Nigeria, dal Mali e sono tutti giovani di poco sopra i 18 anni. In Italia da un anno e mezzo, si sono adattati presto al nostro stile di vita e si presentano al giornalista a bordo piscina, con tablet e grandi cuffie al collo.

La protesta - "Ci annoiamo, perché stiamo vivendo lo stesso giorno da un anno e mezzo – ha dichiarato uno di loro - aspettiamo qui perché non sappiamo dove andare. Vorremmo solo che si facesse in fretta e che si trovasse il modo per riempire le nostre giornate. Siamo stanchi e annoiati”. La loro richiesta è che si velocizzino le procedure per ottenere lo status di rifugiati, e di conseguenza i documenti per potersene andare regolarmente. “Chiediamo solo che ci diano i documenti che abbiamo chiesto per poter essere liberi di realizzare i nostri sogni in Italia. Ognuno di noi ha dei progetti: c’è chi vorrebbe tornare a studiare e chi cerca un lavoro. Qui, lontani dal centro del paese, siamo in trappola”.

Quanto costano - Una trappola forse, ma con tutti i confort e ben retribuita. A fronte di nessuna spesa i 13 africani percepiscono 2,50 euro al giorno, retribuiti dall’associazione Diogene che grazie alla prefettura riceve a sua volta 35 euro per ogni profugo. Ma anche questo non va bene, pur se si tratta di una misura temporanea in attesa dei documenti: “Che ce ne facciamo? Non sono niente a confronto dello stipendio garantito da un lavoro. Siamo in prigione, nessuno viene a sistemare le camere e manca la lavatrice. Mangiamo pasta da mesi”.

Ottenere lo status – Secondo la legge gli africani possono spostarsi dalla struttura in assoluta libertà. Ovviamente solo “per tre giorni - spiega Mauro Andreini, presidente di Diogene - al quarto giorno d’assenza il loro status decade”. La procedura per ottenere i documenti dura da sei mesi a un anno e in caso di rifiuto dello status di rifugiato, il profugo può fare appello per un massimo di due volte.

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