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mercoledì 23 luglio 2014

Ferrara vs Saviano, finisce malissimo. "Poveretto, scrivi solo putt...". E Roberto: "Servo, pagliaccio. Ecco a che serve la tua testa..."

Roberto Saviano attacca Giuliano Ferrara: "Pagliaccio, schiavo. Tu puoi soltanto..."



Riavvolgiamo il nastro fino allo scorso venerdì. Silvio Berlusconi è stato assolto nel secondo grado del processo Ruby, e qualche ora dopo, a La Zanzara di Radio 24, prende la parola Giuliano Ferrara, attivissimo dopo la vittoria in tribunale del Cavaliere. Intervistato e stuzzicato da Giuseppe Cruciani, il direttore de Il Foglio indica chi si dovrebbe scusare con l'ex premier: Gad Lerner, Michele Santoro, le "finte femministe" di Se non ora quando, eccetera eccetera. Si dimentica però Roberto Saviano, e Cruciani glielo fa notare, ricordando quanto scrisse l'autore di Gomorra all'indomani della condanna a sette anni in primo grado. Ma a quel punto interviene Ferrara: "No eh, Saviano no. Sodoma, Gomorra e tutte queste puttanate. Saviano no, Saviano no, ti prego. E' un povero ragazzo - attacca Ferrara -, usato, non scrive niente, firma un'immagine che gli hanno costruito attorno e lo ha distrutto". Ma Cruciani insiste con la citazione. L'Elefantino continua a difendersi: "No, io svengo. Se lo citi io mi sento male. Perché me lo devi citare?". La citazione, infine, arriva. Dopo il primo grado, su Facebook, Saviano scrisse che "ha vinto il diritto" anche "grazie a Ilda Boccassini" e al suo "lavoro non condizionato basato su prove certe e riscontri". Insomma, una serie di affermazioni smentite dalla sentenza d'appello. Dopo aver ascoltato la citazione, Ferrara commenta tagliente: "Tutti abbiamo scritto imbecillità nella vita ma non tutti siamo Saviano. Per nostra fortuna o per nostra disgrazia, visti i diritti d'autore che non sono poco".

Elefantino insultato - Parole, quelle di Ferrara, che non devono essere sfuggite al "candidato" del partito-Repubblica, che sul quotidiano di ieri, martedì 22 luglio, passa al contrattacco. Prima, ovvio, parla della sentenza d'appello che ha assolto Berlusconi e del "coro meschino di accuse a Ilda Boccassini". La difesa di Ilda la Rossa è incondizionata: "Ha gestito con rigore il suo lavoro, mentre il modus operandi di molti era quello di condividere atti di indagine, con l'obiettivo di ottenere in questo modo protezione mediatica. Non è mai stato il caso suo". Sarà. E ancora, Saviano scrive: "Mi interessa difendere un metodo investigativo che non ha mai cercato le luci della ribalta e che ha portato a quella sentenza di primo grado emessa da un Tribunale e non certo dalla Procura della Repubblica". Lo scrittore, insomma, non si rassegna: difende Boccassini e come fosse un tic nervoso ricorda la condanna in primo grado. In primo grado, appunto. L'elogio della pm anti-Cav si conclude così: "E da questo punto di vista il metodo di lavoro di Ilda Boccassini, la sua capacità di stare alla larga da un rapporto anomalo con i media, tratto distintivo vero della incultura di questo Paese, è un punto di partenza". Archiviata Ilda, Saviano - memore, forse, delle parole in radio - passa a Ferrara. E riprende: "Un punto di partenza e si spera, nella sua sistematizzazione, un punto d'arrivo. Perché bisogna sempre partire dalle persone serie. Lasciando alla dimensione cabarettistica quei pagliacci, solerti servitori di un padrone ormai alla deriva, che a volte sembrano avere la testa solo per poter indossare parrucche dal colore sgargiante in quel momento di moda". Un riferimento durissimo e tutt'altro che casuale al video-rap dell'Elefantino, l'attacco in musica alla Boccassini pubblicato nel maggio del 2013.

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